Progetti / Projects



Sino alla fine del mare 
Residenze artistice nelle Terre Estreme



Il territorio è un organismo vivente, con una propria identità, storia, peculiarità. È caratterizzato da due tipi di paesaggio, entrambi mutevoli sotto le spinte naturali ed artificiali: quello naturale e quello umano.
Il nostro progetto di residenza si pone come finalità quella di creare una nuova mappatura del territorio del capo di Leuca. Agli artisti invitati il compito di creare una nuova narrazione del territorio fruibile tanto dalla gente del posto quanto dai visitatori/turisti che avranno modo di esplorare questo estremo lembo di terra da una prospettiva non convenzionale.  Saranno privilegiati artisti e progetti che pongono al centro la comunità locale, le tradizioni, i riti, i luoghi di appartenenza, i legami con le nuove prime e seconde generazioni  e che sappiano reinterpretare questi aspetti in chiave contemporanea.

Quattro giovani artisti Under 35 saranno selezionati attraverso una open call. Trascorreranno un periodo di residenza di sei mesi presso l’organizzazione Ramdom, a Gagliano del Capo (LE). La base operativa del progetto sarà Lastation, spazio artistico e culturale gestito da Ramdom e locato al primo piano dell’ultima stazione ferroviaria funzionante a sud-est d’Italia.

Il progetto prevede almeno due momenti di restituzione dei lavori al pubblico. Il primo a fine luglio 2017, all’interno del festival “Laends. Contempory art in the Lands’ end”.
Il secondo a dicembre 2017, alla fine del progetto di residenza.

Le residenze saranno incentrate sulla produzione di nuove opere che si focalizzano sullo studio del paesaggio umano e naturale. Ai momenti di produzione si affiancheranno workshop, incontri, lectures, e altre attività.

Tra i guest già confermati: Francesca Girelli (curatrice), Heba Amin (artista), Elena Mazzi (artista), Rachael Mardsen (critica), Claudio Zecchi (curatore), Lorenzo Madaro (curatore), Invernomuto (artisti), Laura Perrone (curatrice).

La commissione di selezione delle candidatura sarà composta da:

Paolo Mele, direttore di Ramdom e Lastation; Claudio Zecchi, curatore indipendente Francesco Petrucci, Capo d’Arte; Valentina Casacchia, Regional director Artist Pension Trust

INFO:

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Practices as an Intersection in a Fragile Environment #4_São Paulo 


Copan Building, 1966, Architects: Oscar Niemeyer, Carlos Alberto Cerqueira Lemos, São Paolo (Brazil)


Dopo Milano, New York e Nottingham, Practices as an Intersection in a Fragile Environment aggiungerà un quarto capitolo alla sua ricerca presso San Paolo (Brasile), ospite della residenza PIVÔ Pesquisa.
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After Milan, New York, and Nottingham, Practices as an Intersection in a Fragile Environment will join its fourth chapter in São Paolo (Brazil) hosted by the residency PIVÔ Pesquisa.

INFO:

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PUBLIC SPHERE: PROCESS AND PRACTICES
Practices as an Intersection in a Fragile Environment #3_Nottingham


New Art Exchange, Nottingham


Public Sphere: Process and Practices è il terzo capitolo di un progetto discorsivo, generalmente conosciuto come Practices as an Intersection in a Fragile Environment, concepito come una narrazione a lungo termine. Partendo dalle pratiche, il progetto si concentrerà sul rapporto bidirezionale tra Arte-territorio e comunità nonchè sull’eredità e l’impatto che questo tipo di progetti generano.
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Public Sphere: Process and Practices is the 3rd chapter of a discursive project better known as Practices as an Intersection in a Fragile Environment, conceived as a long-term narration. Starting from the practices, it will focus on the two-way relationship between the Art and the territory and the local community, and the legacy that this kind of projects generates.


INFO:

VIDEO:

PUBLICATION:

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PROGETTO CITTÀ IDEALE
Atrii / Sezione Piani

Atrii/Sezione Piani, Sala delle colonne, Fabbrica del Vapore, Milano, Settembre 2015


Progetto Città Ideale è un progetto complesso e articolato che ha occupato per circa tre mesi gli spazi di Sala delle Colonne presso la Fabbrica del Vapore a Milano. Una residenza-laboratorio in progress, un processo aperto ed inclusivo che intende coinvolgere il pubblico, specializzato e non, con l'obbiettivo di sviluppare nuovi contenitori culturali.
Atrii / Sezione Piani, modulo conclusivo di questo progetto, intende indagare il concetto di atrio o androne da un punto di vista processuale e teorico. Il progetto, dell’artista milanese Alice Pedroletti, in collaborazione con Città Ideale, chiede agli artisti coinvolti di pensare per lo spazio di un atrio, o per la sua estensione concettuale, un progetto formale declinato con linguaggi diversi, come risultato di una ricerca capace di mettere in relazione l'artista, il luogo e il territorio.
All’interno del progetto Piani/Sezione Atrii, Claudio Zecchi, curatore indipendente (http://performativepractices.blogspot.it/p/about.html) e visiting curator di Piani, curerà un incontro e due talk che intendono riflettere sul rapporto tra arte e spazio pubblico e su come le pratiche artistiche, curatoriali e istituzionali si relazionano con il territorio e le comunità locali.
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Located in Sala delle Colonne at Fabbrica del Vapore in Milan, Progetto Città Ideale, is a work in progress residency-workshop that aims at developing a new cultural tank with the intention to involve the arts community and the public in a productive intellectual exchange.
Atrii / Sezione Piani, as the final module of this project, will investigate the concept of atrium or entrance hall from a processual and theoretical point of view. The project, conceived by the visual artist Alice Pedroletti in partnership with Città Ideale, asks the artists involved to think a site specific or conceptual's work for the space of an atrium. The result of the research intends to create a strong connection between the artist, the place, and the territory.
Within the project Piani/Sezione Atrii, Claudio Zecchi, independent curator (http://performativepractices.blogspot.it/p/about.html) and a visiting curator of the project, will curate a lecture and two talks that aim at investigate the relationship between the art and the public space and how the artistic, curatorial and institutional practice are engaged with the territory and local communities.

INFO:

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Practice as an Intersection in a Fragile Environment #2_New York


Practices as an Intersection in a Fragile Environment #2_The Institutions, (Sebastien Sanz de Santamaria, Joy Glidden, Angelo Bellobono, Marco Antonini), New York, May , 2015, Courtesy Residency Unlimited 

Practicesas an Intersection in a Fragile Environment #2 è una narrazione a lungo termine che nasce dalla necessità di restituire, in forma discorsiva, una riflessione sul rapporto tra arte e spazio pubblico. La prima parte del progetto ha preso forma alla fine del 2014 a Milano e ha trovato a New York la sua continuazione.
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Practices as an intersection in a Fragile Environment #2 is a long-term narration born with the precise intention to originate, in a discursive form, a focus on the relationship between the art and the public space across the artistic, curatorial and institutional practices. The first part of this project took place in Milan at the end of 2014 and it continued in New York City.

INFO:

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Practice as an Intersection in a Fragile Environment #1_Milan


Practices as an Intersection in a Fragile Environment #1, Isola Art Center, Utopie Concrete, Fabbrica del Vapore, Milan, Dicember, 2013


Practices as an Intersection in a Fragile Environment è una piattaforma di dibattito e riflessione in una prospettiva che pone le pratiche artistiche, curatoriali e istituzionali al centro di un percorso che ha in un territorio fragile e precario come quello del rapporto tra arte e spazio pubblico le sue coordinate di riferimento.
Il progetto si è sviluppato attraverso in tre panel discussions con lo scopo di dare risposta, da diverse prospettive e punti di vista a domande come: qual'è il ruolo dell'arte nella società contemporanea? Che ruolo hanno gli artisti, i curatori e le istituzioni? Che relazione hanno infine con il pubblico e che ruolo svolge quest’ultimo?
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Practices as an Intersection in a Fragile Environment, is a debate and reflection platform in a perspective that puts the artistic practices at the core of a path that has in a fragile and precarious environment, such as the one of the relationship between art and public space, its coordinates.
The project has been developed in three-panel discussions with the intention to answer, from different angles and perspectives to the following questions: which is the role of art in the contemporary society? Which is the role of artists, curators and institutions? Which is the relationship between those and the public? and, finally, what role the public itself perform?

INFO:
http://performativepractices.blogspot.it/p/practices-as-intersection-in-fragile.html

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up@giotto


up@giotto, Viterbo, Maggio 2013


“Giotto è un gioco povero come quelli con cui si divertivano i nostri padri e i nostri nonni, è un gioco di strada come quelli che si facevano usando noccioli di frutta, sassi, tappi di bottiglia e molta fantasia, è un gioco di gruppo per indovinare disegnando e per interpretare con l'immaginazione. Giotto si gioca per strada usando dei gessetti e un mazzo di carte che chiunque può̀ preparare anche da sé. Giotto aggrega le persone, diverte e attraverso i disegni fatti sui marciapiedi, nelle piazze o sulle strade, lascia una traccia che non inquina, destinata a sparire in pochi giorni.” (A. Ceresoli – A12).
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"Giotto is a poor game as those that our fathers and our grandfathers used to play with; Giotto is a street game like those that were made using stones, bottle caps, and a lot of imagination; Giotto is a group game based on the intention to guess and draw at the same time and, at least, to interpret with the imagination. Giotto is played on the street using chalks and cards that anyone can prepare by itself. Giotto brings together people, entertains and through the drawings made on the sidewalks, on the squares or on the streets, it leaves a trace that does not produce pollution, due to its characteristic to disappear in a few days" (A. Ceresoli – A12).

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Ogni Opera di Confessione

Alberto Gemmi e Mirco Marmiroli, Emore in piscina, still da video da Ogni Opera di Confessione, 2015, Courtesy dei registi


Cos’è lo spazio pubblico? Cos’è un territorio? Come si declina? Come viene letto nelle diverse aree? Ogni Opera di Confessione è un film di ricerca, che si pone l'obiettivo di esplorare le relazioni in atto tra gli individui, le forme del paesaggio e i suoi suoni. Una forma ibrida tra il cinema di osservazione e quello performativo, che si attacca alla gestualità dei personaggi attraverso un processo di sacralizzazione del loro quotidiano.
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What is the public space? What is a territory? How is it read in different areas and social contexts? Ogni opera di Confessione is a research film, which aims at exploring the relationship between the individuals, the landscape, and its sounds. A hybrid shape between a documentary and performative movie, which looks at the gestures of the characters through a process of the consecration of their daily life.

INFO:
http://www.ognioperadiconfessione.com/film/

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Mediterranea 16th - Errors Allowed

Mediterranea 16, Errors Allowed, Ancona Giugno 2013, Courtesy BJCEM, photo Rosalia Filippetti


Errors Allowed, titolo della 16a Edizione della Biennale del Mediterraneo, è un progetto che nasce come un’indagine sul tema della conoscenza e nella fattispecie sui regimi di autoapprendimento come strumento di azione, di auto-organizzazione e auto-determinazione. 
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Errors Allowed, the title of the 16th edition of the Mediterranean Biennale, wuas a project conceived as a survey on the topic of knowledge and in particular based on the system of self-learnin as a tools of self-organization and self-determination.
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Mapping the future

Mapping the Future, Critical discussion, Fabbrica del Vapore (Residence), Milan, photo by Laura Arlotti


Mapping the Future è un workshop che ha avuto come obiettivo quello di mappare il territorio circostante la Fabbrica del Vapore a Milano, alla ricerca di spazi, segni o pratiche che si confrontassero con l’idea di futuro, con l’obiettivo di uscire da una riflessione schiacciata sul presente.
Interrogarsi, da giovane artista, sullo spazio di vita e sulla propria figura in proiezione futura è una sfida molto ambiziosa che va controtendenza rispetto alla precarietà e al momento di crisi economico-sociale in cui viviamo.
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Mapping the Future was a workshop focused on the possibility to map the area surrounding Fabbrica del Vapore in Milan, searching for locations, signs or practices to reflect on the idea of future comparing it to the present.
For an artist, wondering about its life in the present and in the future is an ambitious challenge that collides against the worldwide crisis we are witnessing every day.

INFO:

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Disorder it’s getting faster, moving faster now, it’s getting out of hand...

Mohamed Arejdal, performance, Disorder, New Art Exchange, October 2012, Courtesy BJCEM, photo by Roberto Sartor


Disorder è un progetto nato in occasione del primo World Event Young Artists che si è tenuto a Nottingham (UK) nel del settembre del 2012.
Il concetto di Disorder è da intendersi secondo un’accezione positiva, come il potenziale derivante da una trasformazione, la creazione sottintesa in una fase di transizione. Disorder è il cambiamento che segue ad una crisi, ad uno stato di frizione, è lo scorrere tra una fase e la successiva.
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Disorder was a project conceived for the first World Event Young Artists that took place in Nottingham (UK) in September 2012.
Disorder had in this specific case a positive meaning: it was the potential that came from a transformation, a creation during a transition. Disorder was the image of the transformation that follows a crisis, it was a sort of flow that keeps going between two different phases.

INFO:
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Nero

Santiago Sierra, 1000 carteles negros, affissione davanti ex Cinema Azzurro, Viterbo, Ottobre 2012


Nero è stato un contenitore di progetti che ha visto coinvolta l'intera città di Viterbo in una riflessione sul rapporto tra arte, politica e territorio.
La mostra Syrian Anonymous Exhibition raccontava la situazione e le condizioni entro le quale si muove la giovane scena artistica siriana.
La seconda edizione de La Ville Ouverte ha avuto luogo tra Genova e Viterbo. Qui cittadini, artisti e curatori sono stati coinvolti nell’auto-costruzione e nella rilettura di spazi urbani interessati da un processo di gentrificazione.
Gli spazi della cartellonistica pubblicitaria e i muri della città hanno poi ospitato il progetto dell'artista spagnolo Santiago Sierra 1000 carteles negros. Il progetto è stato presentato per la prima volta in Italia, dopo Londra e Berlino.
La mostra Prospectus infine, è una riflessione sul rapporto tra arte e anarchia.
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Nero was a project conceived for the entire community of the city of Viterbo inviting them to reflect on the relationship between art, politics and territory.
The project Syrian Anonymous Exhibition, in collaboration with the association AIN, was installed with the purpose to describe how young Syrian artists operate nowadays.
The second edition of La Ville Ouverte ran in two different cities in Italy: Genova and Viterbo. Viterbo hosted a sort of retractable “dome” inside Donna Olimpia Pamphili courtyard, holding events and debates.
The posters project 1000 Carteles Negros, by Santiago Sierra, hosted in Italy for the first time after London and Berlin, was installed in different public venues.
The exhibition Prospectus was, finally, a reflection on the relationship between art and anarchy.

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La Ville Ouverte 2 (Viterbo)

Public discussion, Cortile di Donna Olimpia, Viterbo, Ottobre 2012, photo by Manuela Moroni


La seconda edizione de La Ville Ouverte si è concentrata sul tema dello spazio pubblico e sul ruolo critico dell’arte nella città contemporanea. Il workshop ha avviato una riflessione sulla riappropriazione dello spazio pubblico attraverso piattaforme di interazione e contaminazione dell’arte con tra i cittadini. Il ruolo passivo dello spettatore è stato perciò annullato per innescare circuiti di attivismo civico ed estetico all’interno della città.
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The second edition of La Ville Ouverte was focused on the topic of the public space and the role that the art has in nowadays city's life. The workshop had indeed the goal to developed a reflection on the appropriation of the urban space as a sort of platform of interaction and interconnection between the art and the citizens. 

INFO:
https://www.youtube.com/watch?v=R4DAWJNMt-c

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La Ville Ouverte 2 (Genova)

Critical discussion with Fokus Grupa (CRO), Gruppo A12 (ITA), Cristian Tripodina (ITA), Genova, July 2012


La tappa genovese de La Ville Ouverte 2 ha visto la realizzazione di un workshop/residenza nel quartiere della Maddalena. Qui il percorso ha dato luogo ad una proposta di riqualificazione di un area urbana della città che ha connotato l’arte come strumento di dialogo col territorio e con chi lo popola. Il quartiere della Maddalena, in grosse difficoltà economiche e sociali, è stato infatti ripensato come “Distretto della Creatività”.
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The second step of La Ville Ouverte 2 took place in Genova in the form of a workshop in the Maddalena's neighborhood. This area has been subject of a research to provide a complete requalification of its urban space using the art as tool able to generate cohesion and mutual identification with the territory and the local community. The Maddalena's district, in such a huge socio-economical difficulties, has been in fact re-imagined as sort of "District of creativity"

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Mantra

Thorsten Kirchhoff, Mantra, Giardino della Serpara, Civitella d'Agliano (VT), Maggio 2012


Il progetto di Thorsten Kirchhoff dal titolo Mantra, realizzato nel Giardino La Serpara (Civitella d'Agliano) dell'artista svizzero Paul Wiedmer, è un’installazione nella quale il tema del viaggio viene inteso come espressione di abbandono, ricerca interiore e desiderio, ma anche come possibilità di darsi uno spazio, inoppugnabile, per seguire le proprie istanze. E’ un invito ad azzardare che comporta il rischio ma, allo stesso tempo, una chance.
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Mantra, a project by the Danish, Italian based artist, Thorsten Kirchhoff, installed in the beautiful landscape of Giardino La Serpara (Civitella di’Agliano), was an installation focused on the concept of travelling as an idea of forsake, an attempt to experience a full life's research and, at the same time, a manifestation of a deep desire: the one to give ourselves a place to follow our own deep needs. The work was at least an invitation to take a chance to risk.

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La forma della città

La Forma_o delle memorie della città, Workshop with Tothi Folisi parallel project for Symbiosis 15th Mediterranean Biennial, Thessaloniki (GRE), October 2011

La forma della città è il titolo di un articolato progetto a lungo termine:
una mostra dal titolo Drawing a New Memory, spinn off di un catalogo precedentemente pubblicato; una residenza dal titolo La Ville Ouverte, nata con lo scopo di ripensare lo spazio pubblico, che ha ospitato una sessione di discussioni tra artisti, curatori e cittadini in una sorta di soggiorno allestito in una piazza temporaneamente occupata dalla performance-installazione intitolata Permesso di soggiorno (Visa card) dell'artista Alessandro Nassiri Tabibzadeh; un workshop il cui risultato è stato successivamente presentato nella sezione OFF della Biennale del Mediterraneo presso il Museo MACRO di Roma, con il progetto intitolato Game overflow.
La collaborazione con La Forma, progetto editoriale DIY, ha visto infine l’edizione di due numeri speciali: uno intitolato La Forma_o delle memorie delle città, e un'altro intitolato Thessaloniki pubblicato dopo il workshop realizzato nella città Greca e presentato anch'esso al museo MACRO. Qui gli artisti hanno pensato e (re)immaginato una nuova visione della città di Salonicco.
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La forma della città was the whole title of an articulated long term project, composed by several different projects.
The first part of the project consisted in the exhibition of the art works made for the book Drawing a New Memory already published the year before. The second part was a multidisciplinary residency program urban called La Ville Ouverte: a project born with the intention to re-think and re-imagine the idea of public space. La Ville Ouverte hosted a public program based on panel discussions between artists, curators and citizens in a sort of “living room” staged in a specific public space temporarily occupied with the performance/installation Permesso di soggiorno (Visa card) made by the Italian artist Alessandro Nassiri Tabibzadeh. The final outcome of urban's actions as well as the workshop, in which the artists were involved to, (Game Overflow) was then exhibit into the OFF section (events) of the 15th Young Mediterranean Biennial that took place in December 2011 at the MACRO Museum in Rome.
An editorial collaboration with La Forma, a DIY's publishing project edited by the Italian artist Tothi Folisi, finally contributed to the creation of two special issues: one specially published on the occasion of the exhibition Drawing a new memory, was entitled La Forma_o delle memorie delle città and another, with the title Thessaloniki published after the workshop made in Greece. This last one, that consisted in an imaginary vision of the city of Thessaloniki, was presented at MACRO as well.

INFO:

La Ville Ouverte

Alessandro Nassiri Tabibzadeh, Permesso di Soggiorno (Visa Card), Piazza dei caduti, Viterbo, Settembre 2011


La Ville Ouverte è un progetto multidisciplinare che si prefigge di rileggere lo spazio pubblico e le dinamiche ad esso connesse attraverso declinazioni inconsuete e punti di vista fuori dal comune capaci di attivare reazioni e riflessioni in grado di ribaltare l’idea comune prodotta della fruizione quotidiana. La Ville Ouverte è un campo di ricerca e di confronto il cui scopo è produrre domande in un campo d’azione comune. E’ una metodologia. Una formulazione lavorativa che coniuga teoria e parassi (critica e curatela) mettendole sullo stesso piano. La Ville Ouverte ha ospitato dibattiti tra artisti, addetti ai lavori e cittadini in una piazza temporaneamente occupata dalla performance-installazione intitolata Permesso di soggiorno (Visa card) realizzata dall'artista Alessandro Nassiri Tabibzadeh. Un lavoro di strategia relazionale, una riflessione sulla difficoltà per gli stranieri di ottenere un visto affrontata portando provocatoriamente il divano di casa per strada e invitando i passanti a condividere azioni conviviali.
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La Ville Ouverte is a multidisciplinary project with the ambition to focus what the urban space and its dynamics are. Thanks to the unusual angle conveyed by the Art, the project has been able to generate reactions, reflections and new meanings in the ordinary daily life's fruition. La Ville Ouverte is also a residency project based on confrontation and dialogue; a focus on the artistic process, on the specific topic of the public space.
La Ville Ouverte is indeed a place to research, a method and a workshop activating the theory and the practice on the same time.
In a sort of “living room” staged in the public space, temporarily occupied with the installation/performance entitled Permesso di soggiorno (Visa card) made by the Italian artist Alessandro Nassiri Tabibzadeh, the project aimed, in its first edition, at focusing the concept of hospitality: the artist asked the authorization to occupy a specific public area with a sofa and chairs, inviting the passerby to perform as if they were at home.
The project became, at least, a platform for a public program based on panel discussions between artists, curators and citizens.

INFO:
https://www.youtube.com/watch?v=rr9rV7Yl99I

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Drawing a new memory

Drawing a New Memory, Installation view, Biancovolta, Viterbo, September 2011


Drawing a new memory è una pubblicazione edita nel 2010. Un resoconto sui primi cinque anni di programmazione realizzata con il progetto d'arte pubblica Cantieri d'Arte.
Drawing a new memory si divide in due parti: la prima è un insieme di 12 mini-storie inedite affidate al linguaggio di 12 artisti, mentre la seconda un riepilogo, attraverso la realizzazione di schede tecniche, dell’intera storia del progetto dalla 1ª alla 5ª edizione.
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Drawing a new memory is a book published in 2010. A survey on the first five years of the project made by Cantieri d’Arte.
The book was divided in two parts: the first one, conceived as a collection of 12 mini original stories using different languages (drawing, writing etc.) made by 12 artists, and the second part, composed by technical files, as a sort of summary of the first five years of the project.

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Visioni Urbane Contemporanee

Gruppo A12, -14,86, Environmental site-specific installation, Viterbo, photo by Andrea Balestrero

Visioni Urbane Contemporanee è un progetto d'indagine sullo spazio e sugli spazi della città e nella fattispecie sugli spazi urbani di Viterbo nato con l’intenzione di analizzare il rapporto tra la città medievale all’interno delle mura, e la città contemporanea che si affaccia all’esterno. Il primo dei progetti è una rilettura del chiostro seicentesco del Museo Calori di Sangemini a Terni, con l’installazione Interno China dell’artista Flavio Favelli, mentre tutti gli altri si sviluppano negli spazi urbani di Viterbo: (sotto)passaggi ha analizzando il rapporto tra la città medievale all’interno delle mura, e la città contemporanea che si affaccia all’esterno. Il primo intervento è stato eseguito presso il sottopassaggio pedonale di Piazza Crispi, vero punto di congiunzione tra interno ed esterno, trasformato in una sorta di galleria urbana dal collettivo di artisti siciliani, Laboratorio Saccardi; murati fuori! il secondo, diramatosi invece lungo l’anello perimetrale esterno alle mura ha visto la presenza di una serie di poster installati negli spazi impiegati quotidianamente dalle pubblicità commerciali.
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Visioni Urbane Contemporanee was an investigation on the urban space and in particular on the urban space of city of Viterbo, born with the intention to focus the relationship between the medieval city within the ancient walls, and the contemporary city that faces the outside. 
The first project was conceived as a re-interpretation of the 17th- Century cloister of the Museo dell'opera di Guido Calori in San Gemini in Terni thanks to the installation Interno China made by the italian artist Flavio Favelli. The rest of the projects was installed in the urban spaces of Viterbo: (sotto)passaggi, focused the relationship between the old medieval town inside the walls and the new town developed outside. The first intervention installed on the urban underpass of Piazza Crispi, was a critical hub that connected the ancient and modern town, then flipped in a sort urban art gallery by the temporary intervention of the Sicilian's collective Laboratorio Saccardi. The second intervention, murati fuori!, installed outside the perimeter of the walls, consisted in the presence of art posters replacing the commercial banners that usually decorate the city.

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Interno China


Flavio Favelli, Interno China, Installation view, Museo Guido Calori, San Gemini (TN), October 2008


Interno China è il titolo dell’installazione che l'artista Flavio Favelli ha realizzato nel chiostro seicentesco del Museo dell’Opera di Guido Calori (San Gemini).
Il chiostro viene pensato da Favelli come metafora di uno spazio urbano, caratterizzato dalla presenza ingombrante del colore nero. L’opera, nel suo impianto minimale di straordinaria suggestione emotiva, si impone nello spazio occupandolo integralmente e sovvertendone così la consueta percezione. La calda architettura del quadriportico, con il quale è costretta “forzatamente” a dialogare, assume dunque eleganti contrasti tonali, insolitamente nuovi nel tessuto edilizio del borgo umbro.
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Interno China is the title of the installation made by the Italian artist Flavio Favelli in the 17th-Century cloister of the Museo dell'Opera di Guido Calori (San Gemini).
The cloister has been conceived by Favelli as a metaphor of an urban space, characterized by the bulky presence of the black colour. The work, in its minimal system of extraordinary emotional power, required the space occupying it in its entirety and thus subverting its usual perception. The warm architecture of the quadrangle, to which it is forced to dialogue, assumed, therefore, an elegant tonal contrast, unusually new in the urban space of the Umbrian village.

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La Città dei biSogni

Santiago Cirugeda, Recetas Urbanas, Workshop, Cortile di Donna Olimpia, September 2007


La città dei biSogni rappresenta una lettura reticolare di spazi urbani concepiti come luoghi ove proiettare le aspirazioni di una comunità, i suoi sogni e le visioni individuali. L’intervento dell’arte ha in questo senso raccolto e costruito utopie di vivibilità rimaste fino ad allora incolte e sospese nella velocità e nel dispiegarsi del ritmo quotidiano.
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La città dei biSogni represented one of the possible interpretations of the urban spaces conceived as place to focus the desires of a community, its dreams and its visions. The Art helped to figure out possible visual utopias at that time still floating in the everyday life's routine.

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Ridisegnare i luoghi comuni

Eva e Franco Mattes, Ordinary Building, installation view, Viterbo, 2007


Ridisegnare i luoghi comuni rappresenta la possibilità di uno sviluppo e di un'interazione con la contemporaneità; di sperimentazione in continuo fermento creativo capace di rivitalizzare e alimentare il dibattito in una città, Viterbo, stretta tra le mura medievali e ancora fortemente legata alla sua tradizione. La sfida è stata quella di iniziare un confronto dialettico con la storia e la tradizione per aprire un dibattito in grado di porre domande che non cercano necessariamente risposte definitive ma una moltitudine di possibili interpretazioni.
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Ridisegnare i luoghi comuni was a chance to focus and interact with the present; an experience able to experiment and foster the debate in a medieval town as Viterbo is. The project aimed at support confrontation and a dialectical tension with the history and the tradition with the goal to open a debate able to set questions that do not necessarily looked for definitive answers but at least a multitude of possible interpretations.